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Mente · 5 min

Tu sei chi osserva i pensieri

Cosa ci insegnano la mindfulness e le neuroscienze sul rapporto con ciò che pensiamo, e perché osservare apre uno spazio di libertà.

Raffaela in meditazione, a occhi chiusi, accanto a uno specchio

“Devo fare di più.” “Ce la farò?” “Valgo abbastanza?” Pensieri come questi ci attraversano ogni giorno, e spesso li viviamo come verità, come descrizioni oggettive di chi siamo. Eppure un pensiero è un evento della mente: arriva, resta un po’, e poi passa.

Una mente che viaggia

Nel 2010 due ricercatori di Harvard, Matthew Killingsworth e Daniel Gilbert, hanno chiesto a migliaia di persone, tramite un’app, cosa stessero facendo e a cosa stessero pensando in momenti casuali della giornata. Ne è emerso che passiamo quasi metà del tempo da svegli a pensare ad altro rispetto a ciò che stiamo facendo, e che in media siamo più felici quando la mente è presente in ciò che viviamo.

Pensare è prezioso. La chiave è accorgersi di quando i pensieri ci portano altrove, tra passato e futuro, e scegliere di tornare all’unico momento in cui la vita accade davvero: questo.

Osservare, e scegliere

Una delle intuizioni più potenti della mindfulness è semplice: tu sei la consapevolezza che osserva i pensieri. I pensieri arrivano, restano un po’ e se ne vanno, come nuvole nel cielo. Il cielo resta.

La psicologia contemporanea ha tradotto questa intuizione in strumenti precisi. In alcuni approcci si parla di defusione: imparare a prendere distanza dai propri pensieri, riconoscendoli come pensieri. Un esempio che uso spesso è un piccolo cambio di parole: al posto di “sono triste”, dire “mi è arrivata la tristezza”. Al posto di “valgo poco”, dire “mi è arrivato il pensiero che valgo poco”. Sembra un dettaglio, e invece crea uno spazio. In quello spazio nasce la possibilità di scegliere.

Cosa cambia nel cervello

Il programma di mindfulness MBSR, nato alla fine degli anni Settanta grazie a Jon Kabat-Zinn, è stato oggetto di centinaia di studi. Una ricerca del 2011, guidata da Britta Hölzel, ha osservato che dopo otto settimane di pratica i partecipanti mostravano cambiamenti in aree del cervello legate all’apprendimento, alla memoria, alla regolazione delle emozioni e alla percezione di sé. L’allenamento dell’attenzione lascia tracce concrete.

Il testimone

Nelle tradizioni spirituali questa parte di noi ha molti nomi: il testimone, l’osservatore, la coscienza, l’anima. È quella presenza silenziosa che resta stabile mentre tutto il resto cambia, emozioni comprese. Molte pratiche meditative servono proprio a ritrovare questo punto di osservazione, dal quale i pensieri diventano visitatori da accogliere e salutare.

Quando impariamo a stare lì, anche solo per qualche istante, qualcosa si alleggerisce. I pensieri continuano ad arrivare, e smettono di definirci. E una persona che sa osservare ciò che pensa è una persona libera di scegliere chi essere.

Queste riflessioni nascono per ispirarti nel tuo cammino di ogni giorno e camminano volentieri accanto al supporto medico o psicologico, quando lo desideri.

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