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Corpo · 5 min

Il corpo lo sa prima

Il corpo registra ciò che la mente deve ancora comprendere. Imparare ad ascoltarlo è una delle forme più profonde di conoscenza di sé.

Piedi nudi nell’erba

Un nodo allo stomaco prima di dire sì a qualcosa. Una sensazione di pesantezza entrando in un certo luogo. Un’apertura nel petto davanti a una persona o a una scelta. Il corpo ci parla continuamente, e ogni giorno possiamo imparare di nuovo ad ascoltarlo.

La scienza dell’ascolto interno

Le neuroscienze chiamano interocezione la capacità di percepire ciò che accade dentro il corpo: il battito, il respiro, la tensione, la fame, le sensazioni legate alle emozioni. È una funzione che coinvolge in modo particolare un’area del cervello chiamata insula, e che varia molto da persona a persona. La bella notizia è che si può allenare.

Il neuroscienziato Antonio Damasio ha descritto i cosiddetti marcatori somatici: segnali del corpo che accompagnano le nostre esperienze e orientano le decisioni, spesso prima che ne siamo consapevoli. Quella che chiamiamo intuizione, o sensazione di pancia, è in buona parte questo: il corpo che ha già elaborato informazioni che la mente razionale deve ancora tradurre in parole.

Quando viviamo sempre di corsa, sempre nella testa, questi segnali restano sullo sfondo. E il corpo, che continua a comunicare, a volte alza la voce per farsi sentire.

Il radicamento

Nella visione energetica e spirituale si parla di radicamento: la capacità di essere pienamente presenti nel corpo e collegati alla terra. Lo paragono spesso alle fondamenta di una casa: restano invisibili, e reggono tutto il resto. Una persona radicata può attraversare emozioni intense restando centrata, e può aprirsi a esperienze profonde restando ben presente a se stessa.

Il radicamento è ciò che rende il lavoro interiore concreto: porta la consapevolezza dalla testa alla vita vissuta, giorno dopo giorno.

La natura come alleata

Anche qui scienza e spiritualità si incontrano. Numerosi studi, molti dei quali condotti in Giappone sulla pratica dello shinrin-yoku, il “bagno nella foresta”, hanno osservato che trascorrere tempo nella natura è associato a una riduzione degli indicatori fisiologici dello stress e a un maggiore senso di benessere.

Lo so per esperienza. Nell’anno in cui ho vissuto a Roma andavo quasi ogni giorno a camminare scalza sul prato di Villa Torlonia. Lo chiamavo semplicemente “il mio momento”: quello della giornata in cui mi sentivo davvero a casa, dentro di me.

Tornare ad ascoltare

Ascoltare il corpo richiede soltanto un po’ di presenza. Fermarsi, ogni tanto, e chiedersi: cosa sento, adesso? Dove lo sento? Cosa mi sta dicendo? Qualche minuto a piedi nudi su un prato, un respiro lento portato fino alla pancia, una passeggiata con il telefono in tasca. Piccoli gesti che riuniscono due parti di noi fatte per camminare insieme.

Perché il corpo lo sa prima. Sempre. E sta a noi riscoprire la sua lingua.

Queste riflessioni nascono per ispirarti nel tuo cammino di ogni giorno e camminano volentieri accanto al supporto medico o psicologico, quando lo desideri.

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